Run baby run

Mancano poco più di 48 ore al mio personalissimo giorno X, quello per cui mi sono preparata negli ultimi 3 mesi. No, non mi sposo ma corro per la prima volta con i cityrunners.
Avevo seguito da distanza il progetto, ammirando e anche un po’ invidiando chi riusciva a correre quella che a me sembrava una distanza impossibile: 10 km.
Poi l’invito a partecipare ad un incontro e a iniziare ad allenarmi durante l’estate.
Ho sempre fatto sport, ore sul tapis roulant ma mai corso in vita mia, odiavo l’ora di ginnastica quando c’era atletica… e poi l’intervento al polmone lo scorso anno e le suture al diaframma… insomma non partivo avvantaggiata, anzi.
Ma sono naturalmente competitiva e mi ripetevo che se ce la facevano tutti allora sicuramente anche io.
All’inizio dopo un paio di minuti e circa 500 metri percorsi vedevo i draghi, sudavo come durante la sauna, avevo dolore a caviglie e ginocchia e invocavo una respirazione bocca a bocca! (Meglio se da un figo e con un pezzetto di lingua!)  Non vi dico i polpacci la mattina dopo…
Ma il vero limite non era il corpo era a testa: che mi ripeteva perché lo fai? Ma dove corri? Guarda che non ti insegue nessuno…. E potevi evitare quel sacchetto di patatine ieri sera!
Non ho mai pensato però di lasciar perdere e poco per volta, a farmi andare avanti, è stato vedere che riuscivo a fare sempre un po’ meglio, qualche metro in più in minor tempo.
E poi magicamente, nonostante la fatica, ho iniziato ad aspettare il momento di uscire a correre. E quando terminavo i km che mi era prefissata e recuperavo fiato avevo subito voglia di ricominciare! Ed è vero quello che dicono: alla fine la corsa diventa una parte di te e non puoi più farne a meno.
E adesso guardo emozionata, e anche un po’ intimorita (oddio questa fantasia sui pantaloni ingrassa?!) la divisa per venerdì.
E anche se non vincerò mai una gara corro perché mi piace la sensazione del dopo corsa e anche perché so che così un giorno potrò permettermi i pantaloncini “scosciati”, come quelli delle atlete olimpiche!
<< …così scelsi lo sport più puro che ci sia: la corsa. L’uomo, quando corre, ridiventa animale: cacciatore o cacciato non fa differenza. Perchè nel gesto del correre il traguardo non appare. Prevale la fuga. Così fuggivo io, lungo le strade della campagna, con lo stesso orizzonte davanti e dietro. Correre mi dava la piacevole sensazione di lasciarmi alle spalle qualcosa che non avrei riveduto mai più. Il battito del fiato nelle tempie, il tonfo lieve dei piedi uno dietro l’altro, la contrazione e la tensione dei muscoli, erano un esercizio spirituale……poi veniva la gratificazione dello sfinimento, la sensazione di essere infine riuscito a consumarmi… Non ero riuscito a trovare il paesaggio verso lo speculare altrove cui astrusamente anelavo, ma almeno mi ero ripulito, svuotato d’ogni tristezza. Mi liberavo spogliandomi dall’involucro indurito di sudore, lasciavo nella tuta fradicia l’umore velenoso dei miei pensieri. Restava il mio corpo lattescente davanti allo speccho appannato del bagno e il profumo del tè caldo col limone che mia madre mi preparava. >>
(“Il compagno di scuola” Diego Marani Ed. Bompiani)

Pensavo fosse amore e invece era un malessere…

Quelle che sento sono farfalle nello stomaco o un principio di congestione?

Potrei benissimo dire che A. è il grande amore della mia vita: una bellissima testa, con un bruttissimo carattere. E con lui è stato esattamente come ha scritto ieri Brezsny nell’ oroscopo del mio segno: “le qualità che all’inizio ti eccitano e ti attirano prima o poi ti faranno impazzire.

Si perché con lui è stata una perenne lotta a chi dice la cosa più arguta, a chi fa la battuta più divertente, sempre in competizione…

Ma io ero innamorata e oggi l’ho riconosciuto ad una distanza pari a quella a cui normalmente un falco individua la preda… era un puntino minuscolo, in movimento, a centinaia di metri di distanza.

Guarda caso ero con una mia collega che prima lavorava con lui, si è avvicinato ci ha salutate ha iniziato a parlare e io forse a quel punto sono stata vittima di un rapimento da parte degli alieni perché è tutto molto vago e sfocato. Non saprei dire di cosa abbia parlato. Ero un monolite con sorriso inebetito stampato in faccia…

E adesso mi sento scombussolata, sottosopra, come dopo una sbronza o al risveglio di un sonnellino pomeridiano un po’ troppo lungo.

Impossibile concentrarmi.

Eppure pensavo mi fosse passata.

A questo punto non so nemmeno più insultarmi a dovere.

Assenza non è dimenticanza

“se fossi una squadra di calcio
saresti il foggia di zeman
fortissima in attacco
vulnerabile in difesa
gioco all’insegna dello spettacolo
al bando ogni calcolo
sempre in bilico tra tracollo e trionfo
vinci in trasferta a san siro e la domenica dopo perdi in casa con una neopromossa
insomma una di quelle squadre che non saranno mai scritte negli albi d’oro di nessuna competizione
ma conquistano un posto speciale nel cuore di tutti coloro che amano davvero questo sport
di qualunque sport si tratti, ovviamente”

Mi sono presa tempo e spazio. Assente per inventario, per invenzione. E dopo questo lungo silenzio ho voluto ricominciare a scrivere partendo da qualcosa che un’altra persona, tempo, anzi anni fa, aveva scritto di me.Ognuno ha la sua storia. La mia accade per caso. Riparto da qui, senza più poesia, per non ricordare all’altra me che ancora esisto.

 

Un calcio alla malinconia

 

Ogni volta che rovisto i graffi sul cuore
escono immagini con noi due dentro

Tutto ruota intorno a te

un dolore che preme sul cuore come una carezza.

dovrei concentrarmi sulle distrazioni e meno sulla profondità

e invece vorrei ancora essere dentro al tuo pensiero ricorrente e breve

perdermi fra le tue labbra

e svegliarmi ogni giorno col tuo mistero aggrovigliato a me

Muta e incerta pazienza

Un cuore appeso al chiodo

per i prossimi tre secondi

Ama ogni donna, come fossi io

Alessiodai pensieri socchiusi, filtra un lieve spiraglio di nostalgia

Mentre nel silenzio di passi che non arrivano,

un abbraccio rimasto orfano piange.

Il già stato non sarà mai il divenire

nel delirio d’impotenza, incastrato dentro la pelle, batte il cuore

la mia ultima parola fu un sorriso

per celebrare le lacrime che ho versato per te.

 

Ama ogni donna, come fossi io

 

Insana attitudine

Alessio

Insana attitudine quella dell’anima che s’innamora anche col freddo di un tratto di strada
- quella che camminiamo insieme –

giorni fatti di peccati e di tenerezze

parentesi nascosta fra i miei cespugli di pensieri

ogni volta che trovo il tuo odore nella mia stanza

come una curiosità acerba che matura nel tempo

è nella distanza tutta la nostra vicinanza

Ma non interrogherò più le stelle bugiarde

 

Senza futuro si vive davvero meglio

la vera finzione è di chi non finge

Alessio
 

Con te è ancora ridere con tenera amarezza

piano, di nascosto, sottovoce

raccontarsi le cose che si fatica a dirsi

parole brevi e sussurrate

Giochi di mani in movenza sincronizzata

Ma non c’è logica e ignorando la mia fragilità

a me rimangono inutili domande,

i graffi e la sensualità delle cose lasciate immaginare

 

la vera finzione è di chi non finge

 

 

papaveri nel cuore

David

nella bellezza quasi irreale del trovarsi con qualcosa da dire, raccontarsi, ascoltare

socchiudo le labbra al pensiero di un’ombra di piacere

fermandomi nella sicurezza del tuo abbraccio

la calma sembra rifluire nel mio mare interiore

ed è così familiare la certezza di uno sguardo complice

 oggi, ho papaveri nel cuore

segretissimo niente

L’incontrarti giocoso come fu il nostro breve tempo

lascia aperto uno spiraglio

ma nuovamente squilla il silenzio e mi richiama al presente

ed ancora è un’agonia lenta

distraggo il cuore con la malinconica allegria di un giocoliere

baratto un bacio per un raggio di sole

e tutto torna ad essere segretissimo niente.

Tutto torna

Alessio

Tutto torna, all’inizio di dove ci siamo persi

in un giorno d’estate, in altro luogo, in altre circostanze

tutto è come allora, come sempre

una linea sottile a risvegliare memorie

strane forme disegna la vita, intorno al niente.

Vorrei indossare per un istante ancora il segreto della tua pelle

ma un dubbio ha sempre mille finestre aperte

e mai una scala per arrivarci.